C’era una volta la radio

Era la radio a modulazione di frequenza, la radio del suo precursore che rispondeva al nome di Guglielmo Marconi, quando nel 1901 trasmetteva il primo messaggio attraverso l'oceano, dalla Cornovaglia...

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credits: video.corriere.it

Riuscirà il web a soppiantare la modulazione di frequenza?

Ad impreziosire lo scarno arredamento dei nostri nonni c’era un mobiletto con un altoparlante, qualche interruttore e manopole circolari, un’antenna, un indicatore con scale di numeri, simili al righello che si usava a scuola ed ancora due o tre lampadine da luce e iridescenza multicolore. Da questo contenitore si ascoltava gente che parlava, musica di generi ormai scomparsi, comunicati di Stato e purtroppo, bollettini di guerra. Era la radio a modulazione di frequenza. Era la radio del suo precursore che rispondeva al nome di Guglielmo Marconi, quando nel 1901 trasmetteva il primo messaggio attraverso l’oceano, dalla Cornovaglia, in Inghilterra, a un ricevitore vicino St. John’s, nell’isola canadese di Terranova, preparando la prima vera e propria rivoluzione nel campo delle comunicazioni. Era la radio del più anonimo sig. David Sarnoff impiegato all’American Marconi di New York che nel 1916 ebbe la geniale idea di costruire il primo apparecchio radio – radio music box – permettendo così di impiegare la nascente invenzione in tutte le case. Semplicemente grazie allo spazio all’interno dell’aria che permette la propagazione di onde radio di varia frequenza, dai precursori anzidetti, l’impiego della radio divenne essenziale per la diffusione di bollettini durante le Grandi Guerre, notizie per Regimi e Governi del tempo, per la conoscenza della musica, l’intrattenimento delle famiglie e la diffusione della cultura, in ogni parte del mondo. La prima vera trasmissione radio in Italia risale al 7 agosto 1932 con le prove tecniche di Radio Bari. Dal genio di un fisico italiano che ebbe la semplice idea di utilizzare l’aria che respiriamo, circostanza essenziale alla vita, la stessa aria continua a dimostrarsi anche oggi essenziale per trasmettere ovunque ogni genere di contenuto.

Decennio dopo decennio si affinarono sia gli apparati radiofonici, sia i contenuti proposti dalle emittenti: dalla potenza ingombrante e dispendiosa delle valvole, l’evoluzione successiva si chiamò transitor più contenuto e leggero; dalla diffusione dei comunicati stampa di Stati ed Istituzioni, si pensò alla pubblicità attraverso réclame e jingle, fino al concepimento di rubriche e palinsesti radiofonici che intrattenevano attraverso l’offerta della musica e il commento della voce di tanti artisti, poi resi famosi dal passaggio alla televisione.

gli studi di Radio Milano International del 1975 credits: video.corriere.it

L’evoluzione della radio continuò negli Anni Settanta con la trasmissione delle prime radio private, le “radio libere”: liberalizzato l’utilizzo dell’etere per trasmettere segnali da siti privati, sino ad allora esclusiva prerogativa dello Stato, in Italia alcuni privati si dotarono di impianti costituiti da antenne montate su alti tralicci, di amplificatori di potenza e di tutte le apparecchiature disponibili per suonare musica. Grazie alla diffusione sempre più massiccia di messaggi pubblicitari, gli imprenditori poterono recuperare i fondi necessari al mantenimento dei siti. Nel 1976 Radio Milano International fu tra le prime radio private a trasmettere in Modulazione di Frequenza (FM) piuttosto che in Modulazione di Ampiezza (AM). Malgrado i limiti geografici rispetto all’AM, la FM poteva garantire una migliore qualità audio e la trasmissione in stereofonia.

Arriviamo ai giorni nostri: lo spazio nell’aria è invaso da milioni di trasmissioni radio ad ogni frequenza raggiungibile dalla tecnologia: reti GSM, satelliti orbitanti che rimbalzano segnali da e verso ogni luogo terrestre, reti internet wifi. Grazie alla diffusione del web e all’utilizzo degli smartphone, oggi è possibile ascoltare webradio che, con impegni finanziari ridotti al minimo, permettono la trasmissione via internet di ogni tipo di contenuto, non soltanto musicale. La webradio permette la visione in realtime degli speakers radiofonici, la diffusione di video in streaming, le dirette con gli ascoltatori e il feedback degli utenti attraverso social network.

Le radio libere del finire degli Anni Settanta divennero nel ventennio successivo network radiofonici, collegati a network televisivi, collegati a loro volta all’industria della carta stampata ed al mercato affascinante e miliardario del cinema: la visione nel web della radio moltiplica gli interessi, rendendo infinite le possibilità di scelta per l’utente finale, attraverso costi più che accessibili, semplicemente attraverso l’utilizzo di una connessione internet ed un dispositivo smartphone, tablet, notebook o pc.

Niente più radioline al seguito, batterie che si scaricano, rotelline da puntare ed antenna da ruotare alla ricerca della modulazione più forte. Chissà la reazione di Guglielmo Marconi se, anzichè indossare la sua pesante cuffia per agganciare faticosamente un segnale radio, gli avessero chiesto di infilarsi due cuffiette nelle orecchie e pigiare un’app da un telefonino per ascoltare trasmissioni provenienti da ogni dove. Certo è che quelle radio a valvole racchiuse nei mobiletti dei nonni avevano tutt’altro fascino!

Danilo de Felice
con dedica a mio padre

Nel prossimo contributo, l’intervista a due navigati musicisti, speakers radiofonici di una webradio della Capitanata che racconteranno il motivo della scelta della rete, piuttosto che dell’onda radio.