Quando accogliere uno studente straniero diventa opportunità per crescere ed aprirsi al mondo

Non è per nulla facile ospitare, soprattutto essere ospitati, perché devi abituarti a stili di vita completamente diversi dai tuoi...

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credits: gambarsurat.com

Cosa succede se alla tua porta bussa uno studente con un passaporto diverso dal tuo, ma con le tue stesse paure, passioni e curiosità? Lo racconta Martina, un’eclettica studentessa di 15 anni

Non sempre la vita segue una rotta prestabilita, a volte ci porta verso mete lontane, a volte te le recapita direttamente al tuo domicilio. La maggior parte di noi è solita condurre uno stile di vita semplice, abituale, ma a volte non tutto va come ci aspettiamo. Ed è proprio questo il bello: solo quando, con un po’ di coraggio e determinazione, riesci a lasciarti trasportare dalle opportunità che essa ti regala, ecco che ti ritrovi a vivere esperienze uniche e indimenticabili, come quelle interculturali.

Chi di voi ha mai pensato di aprirsi al mondo, offrendo accoglienza ad uno studente straniero? Credo pochi e tra questi c’ero anch’io. Fino a due anni fa, infatti, non potevo neanche immaginare cosa significasse entrare in contatto con culture diverse con diversi stili di vita, fin quando non mi sono ritrovata “dentro” quest’avventura. Un’esperienza che mi ha cambiato in meglio: mi ha aiutato a crescere, soprattutto a portare a casa mia una parte di un mondo che non conoscevo.

Tutto ha avuto inizio nel 2017 quando mia madre, quasi casualmente, è venuta a conoscenza di una associazione che si occupa di scambi culturali in tutto il mondo, l’AFS Intercultura (American Field Service). Da quel momento ha avuto inizio un percorso che sto ora battendo e che mi porta ogni anno a conoscere, anche se per soli due mesi, studenti di 15-16 anni provenienti da diverse parti del mondo: Australia, America, India, Danimarca, ecc.

Devo essere sincera: all’inizio, quando mia madre ha proposto alla famiglia di ospitare una studentessa argentina, ero scettica e titubante. In primis perché credevo che ciò avrebbe tolto tempo prezioso alle mie uscite con gli amici, ai miei passatempi, soprattutto temevo che “il nuovo arrivato” sarebbe stato un peso da portarmi dietro tutti i giorni: in autobus per andare a scuola, al cinema, in pizzeria, in palestra… Mi sbagliavo! Oggi posso affermare tutto il contrario: per me è stata un’esperienza coinvolgente, semplicemente insostituibile e che sono disposta ad ampliare, anche se fino adesso l’ho vissuta tra le mura del mio Paese. Sì, perché ora toccherà a me scegliere una destinazione all’estero, comprare un biglietto aereo, partire ed entrare nella casa di un australiano, di un americano, di un indiano o di un danese.

È vero, non è per nulla facile ospitare, soprattutto essere ospitati, perché devi abituarti a stili di vita completamente diversi dai tuoi e non è nè giusto, nè costruttivo lamentarsi, ma è indispensabile adattarsi alle situazioni che ti si presentano nel Paese ospitante.

La prima volta abbiamo ospitato Paula, una ragazza argentina di 16 anni. È stato un po’ difficile per noi perché era un’esperienza che mai prima dall’ora avevamo fatto. Ora che abbiamo preso familiarità con tutto questo, è diventata una cosa normale e semplice. Quest’anno siamo stati lieti di accogliere Arabella, una ragazza australiana di 15 anni, giunta in Italia per imparare la nostra meravigliosa lingua (il nostro idioma è il quarto più studiato nell’intero globo: circa 400.000 alunni stranieri studiano  l’Italiano). Da questa esperienza sto imparando che le persone che entrano nella nostra vita sono sempre diverse da noi e anziché partire dal presupposto che non ci sarà simpatia, bisogna prendere il buono che c’è in ognuno. È proprio ciò che è diverso che ci rende unici e l’altro ci è prezioso nella misura in cui ci è diverso. Un po’ come le tessere di un mosaico!

È un’esperienza che consiglierei a tutti, grandi e piccini, perché mi ha aiutato ad entrare in contatto con quelle parti del mondo che non riuscirei mai a raggiungere in poco tempo, soprattutto a prendere familiarità con modi di pensare ed abitudini diversi dai miei ed ancora più perché è l’occasione per il mondo di dire basta a tutti gli stereotipi che esistono e che dividono le persone, anche a distanza di pochissimi metri. Scriveva il papà de “Il Piccolo principe”, Antoine de Saint-Exupéry: “Colui che differisce da me, lungi dal danneggiarmi, mi arricchisce”. Apriamo, dunque, il cuore all’ospitalità per scoprire nuovi valori affettivi ed arricchirci dentro.

Martina Pienabarca