Bambini: scuola e società connubio (im)perfetto

Chi tenta di correggere il bambino con la forza o il peso della propria autorità si accorgerà ben presto di aver fallito nel suo intento...

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Tutti noi ricordiamo la maestrina dalla penna rossa del libro Cuore di Edmondo De Amicis. Si trattava della torinese Eugenia Barruero a cui lo scrittore si era ispirato. Una donna in grado di trasmettere amore e valori ai suoi scolari. Egli ce la descrive così: «Sempre allegra, tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando con la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per imporre il silenzio (…)».

Questa immagine un po’ romanzata dell’insegnante contrasta in modo stridente con quanto le recenti cronache ci hanno evidenziato. Infatti risale a qualche giorno fa la notizia che, ad Ariccia, in un asilo, dei bambini hanno ripetutamente subito percosse dalle loro maestre e da una bidella. Già, all’asilo. Si tratta del luogo in cui i più piccoli hanno modo di relazionarsi con i loro coetanei, lontano dallo sguardo iperprotettivo delle loro famiglie. È il primo gradino, quello propedeutico, verso la formazione della propria personalità e della futura cultura. In un ambiente così inficiato cosa potranno mai apprendere i piccoli? Arriveranno a concepire il mondo e la vita come istituiti sulla sopraffazione e sulla violenza, dove il terrore ha la meglio.

La nostra Italia con la istrionica Maria Montessori ha un’importante tradizione di insegnamento. La pedagogista marchigiana affermò che l’educazione non era un evento isolato della vita, bensì inizia con la nascita e dovrebbe durare per tutto il percosso della vita stessa. Non si deve trattare solo di trasmissione di cultura, ma soprattutto, di un aiuto a stare al mondo in tutte le sue forme. Educare equivale a portar fuori tutte le potenzialità del bambino permettendogli di esprimersi al meglio e insegnandogli ad amare la vita. Con le sue concezioni e i suoi studi l’Italia ha formato un corpo docente che non ha nulla da invidiare agli altri Stati.

Quando poi, però, accadono questi tristi episodi di violenza ci si inizia ad interrogare. In questi casi, si suol dire, che la giustizia farà il suo percorso e noi non siamo qui a giudicare o a emettere sentenze. I magistrati faranno il loro lavoro e sarà loro compito portare luce su quanto accaduto. A noi non resta che riflettere e porci delle domande. Ognuno di noi aveva un insegnante preferito, ma anche il più severo, ancora oggi, è ricordato con un sorriso, forse amaro perché, dopotutto, degli insegnamenti ce li ha trasmessi.

La società è cambiata velocemente modificando priorità e valori e ha attratto dentro sé, in un turbinio di avvenimenti, alcune istituzioni fondamentali come la scuola. Quando succedono certi accadimenti siamo tutti responsabili. Diceva la Montessori: «Chi tenta di correggere il bambino con la forza o il peso della propria autorità si accorgerà ben presto di aver fallito nel suo intento. Il bambino risponderà in modo forte, esplicito, perfino violento». Inoltre, aggiungeva: «Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo». I bambini sono il nostro futuro e noi tutti ne siamo garanti.

Antonella Zuppa