“Noi, ragazzi HEY”. Intervista agli allievi Erasmus della “Petrarca – Padre Pio”.

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Dal 14 al 18 gennaio 2019, cinque alunni dell’Istituto Sc. di I grado “Petrarca – Padre Pio” hanno preso parte alla prima mobilità del progetto Erasmus “Healthy European Youth” (HEY) presso la CEIP Santa Clara, scuola situata ad Alcazar de San Juan in Spagna. Al loro rientro, abbiamo posto loro delle domande a caldo sull’esperienza vissuta.

Quali erano le vostre aspettative o paure prima di partire?
«Tutta la settimana precedente ero emozionato ma anche un po’ spaventato»  risponde Angelo Parente  «perché dovevamo prendere l’aereo e io non ne avevo mai preso uno in vita mia! Infatti avevo paura che ci fosse maltempo mentre ero in volo e quindi ogni giorno controllavo le previsioni meteo. Avevo inoltre paura di perdere la valigia in aeroporto. Dato che dovevamo dormire da uno studente spagnolo, non vedevo l’ora di sapere quale fosse la famiglia che mi doveva ospitare. Una volta conosciuta, mi sono messo subito in contatto con loro, scoprendone i nomi e come era la loro casa. Inoltre immaginavo come potevano essere le città spagnole e la civiltà. Mi aspettavo dei paesi simili ai nostri e diciamo che sono andato molto vicino alla realtà.
Sul programma delle attività avevo letto riguardo alla visita di Toledo e all’escursione sui laghi ed ero molto felice a riguardo perché potevo conoscere una città storica e vedere dei bellissimi paesaggi. Avevo letto inoltre del pomeriggio sportivo nel quale potevamo provare l’arrampicata. Io ero molto spaventato perché  avevo paura di cadere ma, allo stesso tempo, ero curioso perché volevo provare questo nuovo sport. Immaginavo addirittura cosa avrei mangiato lì. Ero felice e curioso quando provavo cibi nuovi ma avevo anche paura che non mi piacessero».

«La vera paura, per me, era il non essere capito» interviene Gabriele Santoro. «Noi infatti dovevamo parlare ovviamente in inglese. Poi … (sorride) avevo anche paura di non passare il check-in in aeroporto per colpa del peso della valigia oppure di aver portato cose che non potevano passare tipo oggetti di metallo o profumi non controllati ecc. Come ogni esperienza, ci sono aneddoti divertenti e meno, ma ho amato moltissimo questo viaggio e spero di avere la possibilità di farne altri».

Siete stati ospitati quindi in famiglie del posto. Come giudicate questa esperienza?
«Le famiglie di questa mobilità sono state fantastiche» risponde senza esitazione Marzia Lombardi.  «Sono stati tutti molto disponibili e amorevoli. Ogni mattina ci preparavano una merenda molto abbondante seguendo i nostri gusti. Per qualsiasi cosa chiedevano il nostro parere e si impegnavano per farci capire cosa intendevano dire. Ci siamo affezionati molto sia ai genitori che ai ragazzi e l’affetto è stato più che ricambiato. Si sono comportati come la nostra vera famiglia. Non dimenticheremo mai quest’esperienza e soprattutto le famiglie che ci hanno accolti».

Cosa vi è piaciuto di più del programma proposto?
«La mattina eravamo a scuola» interviene Claudia Montagano . «Era molto grande ed ospitava i bambini dai 3 anni fino ai 13 anni! Poi durante la ricreazione, alle ore 12:30, ci hanno acclamati come delle celebrità, è stato fantastico!» sorride Claudia timidamente. «Durante la settimana abbiamo fatto un sacco di attività fantastiche, ve ne elenco alcune: la caccia al tesoro nel centro di Alcázar de san Juan, la visita della città di Toledo, abbiamo assaggiato poi, la prima sera non solo il cibo spagnolo, ma anche qualcosa portata dagli altri partner del progetto, come i dolci turchi e ungheresi e i salumi e le salse danesi.  Un giorno abbiamo preparato una colazione sana tipica spagnola. Infine abbiamo fatto un’escursione al parco naturale e abbiamo visitato, indossando il casco, anche una grotta dove c’erano dei pipistrelli. Ma quello che mi è piaciuto di più è stato giocare con gli studenti spagnoli nel loro  cortile della scuola dove fanno ricreazione. Sinceramente è stata una settimana fantastica! Un’esperienza da rifare».

Cosa invece non vi è piaciuto?
Mi guarda Salvatore Salamone e lo invito a rispondere: «Questo viaggio mi è piaciuto molto però non so se lo rifarei perché la mia famiglia mi è mancata molto e poi l’aereo non mi è piaciuto tanto. Al di là di tutto, posso dire che il viaggio è stato molto interessante e da questo viaggio ho imparato che l’amicizia è molto importante».

Io e la prof.ssa Maria Soccorsa Colangelo, che li abbiamo accompagnati in questa mobilità, li guardiamo e vediamo dei ragazzi diversi rispetto a com’erano prima di partire. Per qualcuno di loro era la prima esperienza fuori casa e senza la propria famiglia, qualcun altro non aveva mai preso l’aereo o il treno. È stata un’esperienza formativa forte, che li ha visti crescere giorno per giorno. Sono stati bravissimi, e aggiungo anche coraggiosi, perché ricordo che hanno solo dodici anni e non è facile a quell’età sapersi districare tra tante difficoltà e adattarsi a tante situazioni diverse dalla loro quotidianità.
Great job, guys!

Prof.ssa Mariachiara Giarnetti