L’importanza di essere spettatori del mondo

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Spesso mi accorgo che nella vita adulta può mancare quella sensazione di sedersi da qualche parte e ascoltare qualcuno. Non dire niente, se non si vuole, ma rimanere soltanto in ascolto. Che sia in un pub, mentre una cover band suona, o in una sala conferenze, mentre il luminare del momento sta illustrando l’ultimo ritrovato in campo scientifico.
Parlare stanca. Dover parlare, ancora di più.
Prima c’era la scuola, dove ti sedevi per cinque ore e dovevi solo ascoltare; poi è venuta l’università, dove dopo aver ascoltato gran parte della lezione, ti era concesso fare qualche domanda. E adesso?

Credits: thefamilytrainer

Ecco il lavoro, dove bisogna tener banco per dimostrare di valere qualcosa e le parole devono portare un carico immenso: devono essere sempre quelle giuste, quelle appropriate, quelle “pompate” quanto basta per risultare vincente agli occhi di capo e colleghi. Ecco la casa, dove se sei figlio e stai in silenzio, stai nascondendo qualcosa o sei necessariamente sull’orlo di una depressione, mentre se sei genitore non ti è proprio concesso il voler stare zitto. Ecco la serata con gli amici, dove se non parli ti trovi di fronte a qualcuno che fa scena muta anch’egli, in quanto tuo interlocutore o, peggio ancora, arriva il genio che con la migliore intenzione ti urla che stasera sei proprio noioso. Non si può stare raccolti in sé, in un luogo pubblico.

Mi è capitato spesso di sentire commenti non proprio positivi nei confronti di chi, seduto magari al tavolino di un ristorante, consumava la sua cena in religioso silenzio davanti al partner. Quasi che fosse un reato. Come se volesse significare per forza un inaridimento coniugale, una vittoria del tempo sulla freschezza gioviale di una volta.

Credits: corriere.it

E quante volte io stessa ho cercato smaniosa parole dagli abissi dell’anima, tirandole su come si leva l’ancora di un bastimento, con il solo risultato di creare un dialogo grottesco?
È forse un peccato rimanere in silenzio, rimanere in ascolto, seppure del silenzio stesso?
Ogni tanto sarebbe utile fare solo da contorno, mantenere un basso profilo, ridere alle battute degli altri… Archiviare il protagonismo, per un po’. Essere sempre sulla scena stanca. Ci si dovrebbe accontentare di avere una sedia, ad un tavolo affollato di amici, o in un salone a pendere dalle labbra di chi parla, senza preoccuparsi di niente, accettando perfino il rischio di sembrare diversi da ciò che si è in realtà. Ci si rilasserebbe come spettatori del mondo. Ci si occuperebbe di capire gli altri e i loro discorsi, scordandosi per un po’ dei propri pensieri e forse anche di sé.

Francesca Prattichizzo