Il motore del duemila

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Era il titolo di una canzone di Lucio Dalla nella quale, pubblicizzando una nuova automobile della Fiat, si auspicava la futura creazione di un propulsore che avrebbe unito potenza, tecnologia, accorgimenti legati al risparmio energetico e all’estetica della realizzazione. Oltre venticinque anni dopo, mantenendo almeno in parte l’impegno ad affinare la tecnologia con lo sviluppo dei motori elettrici in sostituzione di quelli termici, oggi un altro tipo di “motore” entra con prepotenza nella quotidianità, occupando la nostra attenzione. Mi riferisco ai motori di ricerca.

Nell’ambito delle tecnologie legate al web, il search engine è un sistema automatizzato che, su richiesta dell’utente che imputa una chiave di ricerca (parole, numeri, frasi…) analizza i dati disponibili nella rete, estrapolando le informazioni dapprima dai siti più rilevanti per lo stesso motore ed in base a formule statistico-matematiche, in decimi di secondo, restituisce un elenco di contenuti, divisi per categorie di interesse (notizie, immagini, video, mappe, shopping…) classificandole secondo un grado di rilevanza. I motori di ricerca più utilizzati negli ultimi anni sono Google Search, Bing di Microsoft, Baidu (utilizzato soprattutto in Cina), Yahoo!, Yandex (utilizzato in Russia), Ecosia (che utilizza le entrate per piantare alberi nel mondo), DuckDuckGo e StartPage (che a loro dire non impattano nella privacy dell’utente).

La fruizione del motore di ricerca, oggi resa possibile in ogni dove e quando dai dispositivi smartphone, permette in ogni momento di accedere a milioni di informazioni. Con pochi “tap” si riesce in qualche secondo ad ottenere informazioni su qualsiasi cosa: dettagli su un oggetto da acquistare, vita, morte e miracoli di personaggi della storia, artisti e attori, dettagli ed immagini di ogni luogo del mondo, informazioni mediche, suggerimenti e rimedi curativi… L’informazione è immediata: quanti però sono esortati ad approfondire la risposta, relazionandola sulla ricerca che si sta conducendo? Causa anche la fretta che il nuovo millennio ci spinge a subire, avere una prima risposta immediata consola l’utente, che non si preoccupa poi di valutare eventuali controindicazioni o di rapportarsi in un contraddittorio, qualora si caschi in un sito che potrebbe subdolamente restituire informazioni di parte. Sapere in decimi di secondo cosa rappresentava un movimento di pensiero, conoscere i benefici di un’erba medica, scegliere di assumere il paracetamolo per un sintomo influenzale che si crede si stia subendo, non rappresenta sempre una risposta consona all’esigenza del momento. L’immediatezza e la facilità nell’ottenere la risposta aumenta la consapevolezza di aver trovato la soluzione al problema, piuttosto che approfondire il discorso relazionandosi personalmente con esperti e professionisti del settore, oppure consultando riviste o biblioteche specifiche. Siamo tutti diventati medici di base, dotti discografici, critici d’arte, pronti a sostenere qualsiasi dibattito su scienza, religione o politica. C’è chi ha già coniato il neologismo “cybercondria” per riferirsi alle preoccupazioni che avverte l’utente, dopo aver svolto ricerche online sul suo stato di salute, o su quello d’una persona cara, riversandole poi in un vero e proprio stato d’ansia che amplifica la sintomatologia iniziale.

credits: newsly.it

Continuando nell’abuso di un motore di ricerca piuttosto che consultare altro, il risultato sarà il lento e progressivo inaridimento della nostra cultura, perchè preferiremo assumere immediate informazioni spot che il cervello non riuscirà a relazionare ed immagazzinare nella memoria, a danno invece dell’attenzione e della concentrazione che sarebbe necessaria per consultare il classico vecchio testo in carta stampata.

Puntando l’attenzione sui predetti, la maggior parte delle risposte che restituiscono i motori di ricerca possono ricondursi ai rapporti commerciali che il search engine stringe con operatori o proprietari di website. Ad esempio, se si imposta come chiave di ricerca “vancanza Salento” il sito restituisce tra le prime scelte le offerte insiste nei siti di operatori turistici mondiali, piuttosto che le informazioni legate alle bellezze del luogo, alla sua storia o sulla ricettività in generale; se si specifica “hotel Salento” quanto scritto poc’anzi diventa più rilevante. Così, per ogni chiave di ricerca che si digita, si volesse avere informazioni su un’autovettura, piuttosto che acquistarla, su un farmaco, un’uscita discografica, il motore di ricerca restituirà in prima battuta un’informazione verso quei siti con i quali sussiste un accordo commerciale. In pratica, domini quali Trivago, Booking, Tripadvisor pagano profumatamente il motore di ricerca, affinché questo restituisca nell’elenco dapprima il proprio brand rispetto ad altri: in buona sostanza, ogni nostra scelta di meta vacanziera sarà prima dirottata verso informazioni ed offerte proposte da grandi colossi imprenditoriali, piuttosto che lasciare spazio ai piccoli operatori, a mete ed itinerari di minore grido, subordinando indirettamente la nostra libertà di scelta e gusto personale.

Per rientrare nel titolo della canzone dello scomparso cantautore bolognese, sono diventati altri i motori che attraggono l’uomo divenendo quasi indispensabili: se il motore termico, che sta sviluppandosi nell’elettrico attraverso le formule ibride, continuerà a muovere nello spazio uomo e cose, sarà invece il motore di ricerca che nel web sposterà l’attenzione e il nostro desiderio, proiettando sempre di più scelte e cospiqui movimenti di denaro sulla rete verso grandi colossi finanziari. L’anno duemila è passato, il millenium bug non ha fermato il mondo, anzi quel timore instillato da pseudo-cospiratori contrari all’imminente cyber-futuro si è trasformato in poco tempo in un’assoluta fiducia nella rete e nelle tecnologie wireless: siamo sempre di più online, postiamo la quotidianità sui social e facciamo incetta di news tutt’altro che veritiere. I “panni sporchi” che prima si lavavano in famiglia, adesso piuttosto cerchiamo di condividerli, gareggiando nel conquistare quanti più like possibili. E per chi ancora non s’è destato, è finito anche “il tempo delle mele” perchè ormai le frecce di Cupido viaggiano sulle app create per incontrare l’anima gemella che, magari, si scopre essere il vicino di casa. E tu, quanto sei connesso?

Danilo de Felice