“L’uomo dei Pecché” risolleva gli animi festivi sanseveresi

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Con lo spettacolo comico-musicale di ieri sera, avvenuto in via Martiri di Cefalonia, e il successivo fuoco pirotecnico, a San Severo si sono conclusi i festeggiamenti patronali.
È stata una festa atipica per molti aspetti, più sobria, meno serrata negli appuntamenti e forse per questo più diluita nei giorni, ma tutto sommato ciò che era previsto si è svolto puntualmente e in maniera ottimale, il che non è trascurabile, dato il clima teso dei giorni immediatamente precedenti.
L’ultima serata in particolare merita una menzione speciale. Essendo mercoledì ed essendo quindi la “vera” festa terminata già da due giorni, non mi aspettavo certo di trovare la zona dedicata all’intrattenimento letteralmente gremita di gente! Merito anche dello Street Food Festival: bancarelle gastronomiche con specialità culinarie take away dalle regioni italiane e dal mondo.

Presente solo nelle serate di martedì e mercoledì, ha accompagnato i visitatori dall’ingresso della traversa di viale Padre Matteo da Agnone fino al palco dell’evento, dove già dalla prima serata si stavano esibendo i Senza Resa con la loro cover di Vasco Rossi. Due serate conclusive, quindi, che nulla hanno avuto in meno delle precedenti quanto a organizzazione.

www.carminefaraco.com

In special modo Carmine Faraco, il noto comico di Colorado Café e Made in Sud, ha tenuto banco alla grande per un’ora circa, proponendo un’ilarità originale, mai scontata o volgare, che il pubblico ha sonoramente apprezzato. Le sue gag sulle canzoni, ma soprattutto sui cantanti nostrani, sono ormai note a tutti: «Negli anni Settanta in Inghilterra nascevano i Genesis, i Deep Purple, i Pink Floyd; in Italia Mino Reitano. La domanda non è chi è. La domanda è Pecché?! Perché Mino Reitano è capitato proprio a noi…».
Solitamente i suoi sketch iniziano così, e ieri sera non ha tradito le aspettative dei tantissimi cittadini che sono venuti ad applaudirlo anche dai paesi limitrofi. Un successo che ha superato le aspettative di molti, probabilmente, cosa che invece non sembra aver fatto il gruppo musicale tanto atteso la sera precedente. I Boomdabash hanno riempito sì la piazza già dal pomeriggio, ma ahimè, hanno peccato di presunzione, ritardando troppo l’uscita sul palco. Non sono state rese note le motivazioni del loro consistente ritardo, ma il pubblico ne ha risentito parecchio: molti hanno elegantemente gettato la spugna, rinunciando al concerto, altri hanno pensato bene di richiamare l’attenzione dei cantanti con continui fischi di seccatura.
La prima canzone è stata interpretata soltanto alle 22:45; un tempo d’attesa che ha sfoltito sensibilmente la massa, svigorito anche gli animi di chi tenacemente ha atteso l’inizio e sminuito il fervore di una musica, l’hip hop – reggae, che poteva sicuramente coinvolgere di più. Un vero peccato per il gruppo salentino che, dopo l’esperienza di Sanremo, avrebbe potuto consolidare la propria posizione nel panorama musicale italiano partendo proprio dai concerti nelle città.

Francesca Prattichizzo