Don Camillo, Peppone e i politici di oggi

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La competizione elettorale appena conclusa, almeno per il primo turno, riporta alla mia memoria alcuni frammenti delle vite di due figure che, nate dalla penna di Giovannino Guareschi, hanno in assoluto rappresentato al meglio i valori politici e cattolici che oggi, purtroppo, sono ormai sbiaditi dai personalismi e dalla voglia di “spararla” più grossa dell’altro. Mi riferisco precisamente ai personaggi di Don Camillo e Giuseppe Bottazzi detto “Peppone“.

Da questi personaggi traspare l’essenza di un popolo caratterizzato da una fede vissuta in modo estremamente umano e da un ideale (il Comunismo) che nasce come risposta al bisogno di giustizia. Qui la parola data ha un grandissimo valore! Don Camillo è il parroco impulsivo di Brescello, un paesino emiliano di quella (come la definisce Guareschi) “fettaccia di terra che stà tra il Po e l’Appennino”; Peppone è il sindaco del Paese, fervente comunista e nemico dichiarato della Chiesa. Il loro rapporto, seppure eternamente polemico per le rispettive fazioni che rappresentano, è costantemente fondato sul rispetto reciproco, soprattutto dall’umanità che emerge prepotentemente quando la situazione lo richiede e che viene magnificamente espressa dalla voce fuori campo nell’ultima sequenza del terzo film della serie intitolato Don Camillo e l’Onorevole Peppone: «…ecco, ricomincia l’eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo, però se uno dei due si attarda, l’altro lo aspetta, per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita».

Don Camillo e Peppone risvegliavano negli animi dei propri concittadini, con il semplice utilizzo delle parole, quell’etica politica e morale e quel senso di appartenenza ad uno spaccato della società senza ricorrere all’utilizzo di simboli come la bandiera comunista, il rosario, oppure slogan buoni per spot pubblicitari che oggi costituiscono il leitmotiv della Politica e contribuiscono ad allontanare le persone tra loro. Per cui, come ricorda il dott. Gianrico Carofiglio nel suo libro intitolato La manomissione delle parole: «Dare senso alle parole per dare senso alle cose, ai rapporti tra le persone e quindi ad una società giusta ed equa, che elimini le discriminazioni, come le parole di speranza, giustizia e pace in Blowin’ in the wind di Bob Dylan».

Tenendo dunque bene a mente queste considerazioni sull’uso delle parole e sulla figura di Don Camillo e Peppone quali rappresentanti di una comunità, invito politici ed elettori a guardare al linguaggio come ad un termometro di civiltà oltre che di cultura, come ad un salvadanaio di valori oltre che di semplici vocaboli.

Barbara Annolfi