Cena con delitto: un team di successo batte con un solo cuore!

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Ha riscosso davvero un grande successo la cena con delitto messa in scena per la prima volta in assoluto nella Città di San Severo dai volontari dall’Associazione A.DA.SA.M. – Associazione Dauna per la Salute Mentale – che da anni opera nel settore della salute mentale, collaborando con il centro diurno psichiatrico alla realizzazione di progetti terapeutico-riabilitativi. I volontari che fanno parte dell’associazione sono anche familiari di persone affette da disagio psichico, alcuni dei quali frequentano il suddetto centro.
La cena – spettacolo teatrale, che fin da subito ha inaspettatamente ottenuto una grande richiesta di prenotazioni facendo giungere l’evento in pochi giorni al sold out, ha avuto luogo l’8 novembre scorso presso l’Alibi Risto-Pub. Dopo i saluti iniziali degli organizzatori, dell’assessore alle politiche sociali  avv. Simona Venditti, della presidente della consulta delle associazioni Zelinda Rinaldi e di una presentatrice d’eccezione, la dottoressa Arcangela De Vivo recentemente nominata Ambasciatrice della Gentilezza, lo spettacolo ha avuto inizio tra la gente curiosa ed entusiasta in quanto consapevole di assistere per la prima volta ad un evento sui generis.

L’idea di questo gioco/cena-spettacolo, la cui trama è stata ideata e scritta da Simona Nardella e successivamente riadattata dagli attori, è nata dalla volontà di alcuni familiari/volontari di sperimentare esponendosi in prima persona, un progetto che, con l’auspicio di una buona riuscita, può  essere  riproposto ai ragazzi che frequentano il centro, con l’obiettivo di mettere su una piccola compagnia teatrale itinerante che possa permettere ai ragazzi stessi di mettersi in gioco come attori; tutto questo allo scopo di reinserirli nella società e, qualora la situazione lo consentisse, garantire loro un piccolo contributo economico.

L’evento, che ha avuto per scopo la sensibilizzazione del territorio in tema di salute mentale, è parte di un progetto più ampio dal titolo Noi altrimenti… e poi e prevede oltre all’evento già menzionato, anche altri due appuntamenti: il 27 novembre 2019 alle 18:30 presso il Foyer del Teatro “Giuseppe Verdi” ci sarà un concerto con la dottoressa Gabriella Orlando dell’Associazione “Amici della Musica” insieme ai ragazzi del Conservatorio e il 30 novembre 2019 alle ore 18:30 una manifestazione sportiva di danza con la guida della maestra Katya Palma presso il palasport “Falcone e Borsellino”.
I membri dell’associazione, che non è mai stata troppo “social” ma è sempre stata occupata a lavorare dietro le quinte, sono rimasti piacevolmente sorpresi per il grande consenso ottenuto, tanto che la stessa sera sono giunte numerose richieste di replica dell’evento.
Quando si tratta di disagio psichico, nulla è mai semplice, nemmeno ottenere l’attenzione e la collaborazione delle famiglie nel percorso di riabilitazione, perché su di loro grava un peso maggiore e sono purtroppo occupate a combattere ogni giorno la dura battaglia contro la malattia mentale e contro tutto quello che da essa ne consegue: pregiudizi sociali, ignoranza, negazione del problema, senso di vergogna, ecc.. L’associazione ha quindi dovuto fare un duro lavoro per costruire solide fondamenta e diventare un punto fermo nella vita di queste famiglie, per creare uno spazio in cui ognuno di loro potesse sentirsi accolto, compreso e supportato, spazio in cui costruire le relazioni attraverso l’ascolto e la condivisione.
Lo scoprire di non essere soli, il constatare anche presso altri lo stesso tipo di condizione, di situazione, di dolore è di per sé un fatto terapeutico e costituisce un aiuto indiretto al paziente psichiatrico. Gli “attori” di questa esperienza hanno affermato di essersi sentiti bene, di aver trovato uno spazio tutto per sé in cui poter essere se stessi senza doversi nascondere dal giudizio degli altri, di aver trovato uno spazio in cui staccare dalla pesante routine familiare, di aver ricaricato le proprie “batterie” per tornare con più energia di prima a supportare il proprio familiare sofferente.
Al di là del progetto, al di là dell’esito della serata, per loro gli incontri di preparazione sono stati già un successo, perché la loro più grande vittoria è stata quella di uscire dall’isolamento e di essere diventati un esempio per le altre famiglie, famiglie convinte che la vita finisca laddove inizia la malattia. Se guarire totalmente dalla malattia mentale non si può, è possibile però restituire una vita dignitosa e di qualità a tutti coloro che ne sono affetti, attraverso la rete di relazioni, attraverso le reti associative che hanno anche il compito di fare da ponte tra le famiglie e i servizi territoriali. È dunque questo il vero traguardo raggiunto dall’Associazione con questo progetto: l’aver creato questo clima gioioso e di affiatamento tra i familiari, costruitosi nel tempo attraverso i vari incontri di progettazione dell’evento che, a giudicare dai feedback ricevuti, è sicuramente arrivato al pubblico presente ed è stato il vero movente che ha reso attori improvvisati e inconsapevoli, colpevoli di successo.

Testo dal comunicato dello staff dell’Associazione A.DA.SA.M.