The King of Queen

Ognuno di noi ha un mito, un artista che è musa ispiratrice di positività e capace di suscitare con l'arte emozioni. Soprattutto nella musica, quando una voce, su tante note armonizzate in melodie eclettiche, variegate, ci ritorna spesso in mente, perchè ci ha accompagnato negli anni migliori della giovinezza, perchè le abbiamo unite a ricordi ed episodi belli e meno belli. Oggi cade l'anniversario della scomparsa di Freddy Mercury e noi de LaRetorica.it abbiamo scelto di ricordarlo con questa lettera che quasi parla d'amore.

0
148
credits: youtube.com

Non mi sono mai piaciuti gli anniversari legati alla musica, né le commemorazioni, men che meno dacché esistono i social. Un giorno tutti sembrano diventare fan di qualcuno, postano video, spendono parole, e il giorno dopo si torna immancabilmente a occuparsi della solita musica, intendendo con questo la solita musica scadente. Però Freddie Mercury e i suoi Queen non meritano certo di non essere ricordati. Sarebbe non solo ingeneroso non ricordare colui che è stato, a ben vedere, uno dei principali nomi del rock del secolo scorso, ma anche profondamente sbagliato. Era il 24 novembre del 1991 quando a causa di una grave broncopolmonite resa letale dal virus della “peste del secolo”, l’A.I.D.S. il mondo dovette dirgli addio. È stato un incubo per tutti noi fans… Il leader dei Queen, un’icona del rock, una voce unica, un grande performer, un uomo apparentemente invincibile e potente non era più parte di questo mondo mortale.

credits: pugliain.net

Oggi però mi basta solo un pensiero. Chiudo gli occhi un istante e ti immagino, Farrokh Bulsara, perché questo è il tuo vero nome, appena superati i settant’anni, ben vestito, camminare a passo lento tra le strade di Londra o tra i negozi affollati di una qualche metropoli asiatica. Con o senza baffi bianchi, con lo sguardo più fragile e addolcito dal tempo crudele, ma ancora pronto ad accendersi all’improvviso e a stupirsi di fronte alla bellezza di un’opera d’arte, alla leggerezza invisibile di un vaso giapponese esposto in una galleria, o ammirando la tela di un dipinto italiano in una casa d’asta.

credits: vanillamagazine.it

Una carezza accennata a un gatto pronto per le fusa, un inchino regale tra le fresie di un giardino per sentirne il profumo, una parola sussurrata al tuo compagno, un’improvvisa risata. Non una ma quella risata: la tua! Celata con timidezza dietro al palmo della mano, a coprire i denti ribelli, in un attimo di pace.

credits: loudermusic.it

Solo un pensiero e ti posso ammirare, seduto di fronte al pianoforte che hai posizionato vicino al letto, con la schiena curva e le dita allungate sui tasti, mentre accompagni con un canto angelico quel grappolo di note piovute da chissà dove, poco prima di andare a dormire. Ti vedo appoggiare la testa sul cuscino di seta, cercando il sonno tra i cunicoli della memoria, ancora pronto ad interpretare, fino all’ultimo respiro, con gratitudine, le sfumature della vita. Se fosse vera questa mia fantasia, Freddie, non saresti cambiato.

credits: ilsalottodelleparole.com

Caro Freddie, ogni tanto mi scopro incantata a pensare che, se tu fossi ancora qui, il mondo della musica sarebbe un posto migliore in cui vivere. Eppure lo so che a te le faccende del music business di oggi non sarebbero piaciute… Non ti ci vedo proprio con la corona arrugginita, drogato di social network, preoccupato dei like su Facebook e delle visualizzazioni poco remunerative di YouTube. Non riesco a immaginarti nei panni di una superstar con l’hobby della cosmesi e delle calzature, come fanno tanti tuoi colleghi divenuti negli anni imprenditori di professione e artisti per passatempo.

Meglio non sapere come avresti usato Twitter, con chi avresti collaborato nella tua lunga carriera, o quale immagine avresti scelto per promuovere le Sneakers che portano il tuo nome. Poi, questo pensiero, come tanti altri, si dissolve nella fretta di vivere che questo tempo che corre ci impone. Mi chiedo spesso quali parole avresti usato e quali melodie avresti cantato per questi giorni complessi. Con che rime, con che accordi, e in che tonalità li avresti interpretati? Ti è mai capito di pensare, mentre la scrivevi, che una canzone fosse troppo piccola per tenere insieme tutto quanto? A me sì, e quando mi capita, so cosa ascoltare… Te!

Barbara Annolfi