Il verdetto

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Nel corso dell’evento Il Rotary va in scena svoltosi domenica sera 1 dicembre 2019 al Teatro Comunale “Luigi Rossi” di Torremaggiore, in collaborazione con i Club Rotary, Rotaract e Interact di San Severo ed il patrocinio della Città di Torremaggiore, oltre all’esibizione degli amici artisti, cantanti, poeti, scrittori dei Club, degli artisti delle associazioni Missione Africa e dell’Oratorio della Cattedrale di San Severo, è intervenuta l’avv. Raffaella Di Biase che ha dato lettura di un racconto di cui è l’autrice e che ha intitolato: “Il verdetto”. In esclusiva, invitata dalla Redazione de LaRetorica.it riportiamo fedelmente il testo.

credits: profilo Facebook Rotary Club San Severo

«Faccio ingresso nell’aula di udienza gremita di spettatori, in toga e parrucca a boccoli. La giuria è già al suo posto. I timbri e il martelletto pronti sullo scranno di legno imponente, di legno antico e impolverato. AI mio ingresso il brusio si placa e i flash dei fotografi si spengono. L’imputato, nella sua gabbia, guarda smarrito i suoi avvocati e me, che dovrò giudicarlo. Sfilano i testimoni: alcuni sinceri, altri reticenti, altri mendaci.
Il fatto è chiaro: un omicidio efferato, la vittima una giovane fanciulla innocente. Il colpevole è lui, proprio lui, l’imputato nella gabbia, ormai ne sono convinta. L’unico dubbio resta la pena da infliggergli, se ne discuterà con la giuria più tardi.
Cominciano le arringhe della pubblica accusa, della difesa. L’uscita di sicurezza della mia mente e del mio cuore è la camera di consiglio, ove mi ritiro da sola. La giuria, composta da cittadini onesti e solerti, ma spaventati dalla responsabilità della decisione, mi raggiungerà tra poco. Ormai sono convinta, la pena giusta è l’ergastolo, “fine pena mai”, non posso spogliarmi del mio essere donna. Solo pene esemplari possono, forse, porre termine a questa carneficina di donne innocenti.
Mi rimetto il parruccone sul capo, rientriamo in aula e il martelletto batte due volte, infliggendo la condanna. Si scatenano i flash dei fotografi e parte la notizia, che riempirà le prime pagine dei giornali, dai cellulari mediatici.
L’imputato è affranto, i suoi avvocati delusi. Incrocio gli occhi della madre dell’imputato, attonita, quelli della madre della vittima soddisfatta pur nel suo dolore. Mi allontano dal Palazzo di Giustizia, che è vicino al mare, ricalcando orme lasciate da altri e scolorite dallo sciabordio delle onde e dalle luci del tramonto. Smarrisco il mio sguardo e i miei pensieri nell’orizzonte infinito».

Raffaella Di Biase

credits: altrapsicologia.it