Questa notte preparerò il pane…

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In questi giorni di vita rallentata e sospesa tra le mura di casa, ancora una testimonianza di un Autore che concede al Giornale un suo pensiero, questa volta dedicato all’alimento per eccellenza, tradizione soprattutto della nostra cultura: il pane. Oggetto di preghiera, metafora nel Credo cristiano, tanti in questi lunghi giorni si sono cimentati del crearlo.

Preghiera del pane

Amate il pane,
cuore della casa,
profumo della mensa,
gioia del focolare.

Rispettate il pane:
sudore della fronte,
orgoglio del lavoro,
poema di sacrificio.

Onorate il pane,
gloria dei campi,
fragranza della terra,
festa della vita.

Non sciupate il pane:
ricchezza della patria,
il più soave dono di Dio,
il più santo premio
alla fatica umana.
(scritta da Benito Mussolini il 10 gennaio 1928)

Il pane.

Il tempo ha sempre scandito in maniera frenetica e nevrotica la mia vita, divisa tra mille cose: figli, casa, genitori anziani e malati, malattie, lutti, ancora lutti, lavoro, doppio lavoro, impegni sociali. Ero forse troppo preoccupata di perdere un attimo di quel dono preziosissimo che è il tempo (come diceva San Francesco) piuttosto che assaporare appieno la vita. Solo in questi giorni di tregua inattesa ed imposta ho riscoperto il lento fluire delle ore e dei minuti, riempiendo ugualmente le mie giornate con tante cose mai fatte, trascurate o rimandate senza l’ansia del tempo che scorre, correndo.

Tra le tante cose: per la prima volta ho impastato e cucinato il pane!

Il pane è una parte essenziale ed indissolubile della nostra quotidianità, strettamente correlato alla cultura “agricola” che caratterizza il nostro territorio e rispettoso della nostra tradizione  religiosa. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” recita la nostra più importante preghiera Cristiana: “Il Padre Nostro”.

Per fare il pane bastano alcuni ingredienti molto semplici, alla portata di tutti, tanto vero che una fragrante pagnotta non è mai mancata neanche sulle tavole dei più poveri: farina, sale, acqua, lievito, olio. Impastarlo è una magia e uno sforzo dei muscoli delle braccia: dopo l’impasto, in attesa della lievitazione, va ricoperto con un tovagliolo candido e pulito. Le nostre nonne utilizzavano le lenzuola lavate e rilavate prima di riporlo nelle madie per lasciarlo riposare e lievitare, coprendone la apparente nudità che fermentava. Piano piano l’impasto cresce, si muove, sospira e ricorda quasi il ventre gravido di una donna che, giorno dopo giorno, dona vita e peso al proprio bambino. A cottura ultimata, il profumo intenso della pagnotta appena sfornata inonda la casa: il suo aspetto bruno ti invoglia all’assaggio e come un ladro gratti una crosticina dorata e croccante e te la metti in bocca, appagando il tuo gusto affamato.

“Questa notte
Preparerò il pane
Sprofondando le nocche
Nella morbida pasta”
(Haiku di Patricia Honegan)

Raffaella, in tempo di coronavirus, 14 aprile 2020.