Ce la faremo… bastare

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Credits: aforisticamente.com

In questo periodo dell’anno iniziavo a pensare sempre alle cose belle… Alla Pasqua, come primo evento da calendario, alla Festa, da sanseverese doc quale sono, all’estate. La speranza di un pensiero positivo mi accompagnava in questi ultimi scampoli d’inverno. D’inverno, già, perché per me esistono solo due stagioni e, se non ci sono almeno trenta gradi, non posso chiamarla estate. Immaginate quindi quanto risulti lungo l’inverno nella mia dimensione psicologica.
Quando a febbraio si è iniziato a parlare di contagi ed epidemia anche in Italia, mi dicevo: «Meno male che siamo ancora in inverno! Come sarà terribile stare in quarantena in quegli stati in cui il virus si diffonderà nei mesi caldi!». Adesso non ho più l’ottimismo di allora. L’estate è ancora lontana, certo, ma iniziavo ad immaginarla da ora, solitamente. Vacanza già scelta in procinto di essere prenotata e possibili weekend al mare già da maggio erano la panacea dei faticosi giorni lavorativi tutti uguali. «Un altro po’» mi dicevo «un altro po’ e poi…» finalmente relax, finalmente sole, finalmente giornate all’aria aperta.

Credits: vallesabbianews.it

Non mi è mai piaciuto l’inverno. È la morte dell’anima. Il buio, il freddo, il chiuso… Se fosse stato confortevole non avremmo aspettato tutti agosto per andare in ferie. Questo inverno mentale durerà ancora per un po’. E certi giorni mi chiedo davvero a cosa aggrapparmi per arrivare a sera, ma rimango senza risposta. Non c’è il sabato in pizzeria con gli amici, non c’è il gelato della domenica pomeriggio o l’aperitivo sushi con tanto di selfie studiato ad arte. Come arriveremo in fondo alla settimana?
Avere una speranza, una piccola cosa bella da realizzare a breve era la conditio sine qua non di molti, di tutti credo. E adesso? Si procede così, per tentativi ed errori. Con giorni buoni, se così possiamo chiamarli, e giorni meno buoni per il nostro stato d’animo. Con momenti in cui prevale lo sconforto per le notizie ascoltate al tg e altri in cui ti dici che, dopotutto, la buona notizia è che passerà.
E te la fai bastare.
La verità è che, come non è stato ancora trovato un vaccino comprovato scientificamente per sconfiggere questo virus, così non c’è ricetta per curare il male impalpabile che si crea dentro. Non è tanto la reclusione forzata quanto la mancanza di una speranza, di un progetto positivo per il domani più prossimo. Possiamo distoglierci da noi stessi guardando tutte le serie tv possibili, possiamo scoprirci chef e sperimentare tutto il ricettario di Cracco – scherzavo, meglio qualcosa di più sazievole – possiamo leggere tutta la libreria di casa e ordinare altrettanti libri, ma prima o poi ci toccherà fare i conti con noi stessi. Cosa fare allora? Quando rimaniamo con la voglia esaurita di fare qualsiasi cosa, quando ci viene la nausea per l’ennesimo perditempo proposto da qualche influencer via instagram?

Foto di Francesca Prattichizzo

Non ci resta che affacciarci fuori: possiamo ancora dirci fortunati. Siamo qui. Possiamo sentire il calore del sole sulla pelle, guardare (o immaginare) un tramonto infuocato che ci saluta da lontano, respirare questo tempo a pieni polmoni e sperare che il domani ci possa regalare anche solo un attimo come questo. L’estate arriverà. Comunque essa sia, ce la faremo bastare.

Francesca Prattichizzo