L’uomo e le pandemie nella storia, seconda parte

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credits: twitter.com

Seconda parte dell’excursus sulla storia delle pandemie nel mondo. Lungi dal fornire l’ennesimo punto di vista scientifico, seppur titolato, sul rischio Covid per il quale, da un anno, in ogni dove, assistiamo al proliferare di virologi e scienziati, il dott. Marzocco ci fa semplicemente comprendere che l’uomo già si è imbattuto in emergenze simili e con limitati mezzi ha soltanto potuto contenere il rischio: tuttavia non ha dovuto anche affrontare il male moderno e gratuitamente virale della disinformazione, a tutti i costi, dei mass-media e dei social.

Eccoci adesso arrivati a parlare del CoVID-2. Molte sono le analogie tra queste due ultime pandemie.

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Mentre nella Spagnola tutto sembra aver avuto origine in una porcilaia del Kansas, qui lo spillover, il salto inter-specie del virus, sembra avvenuto nel mercato del pesce di Wuhan, in Cina, dove avveniva la macellazione di carni le più diverse. Questo ha dato la possibilità al virus del pipistrello di potersi adattare all’uomo in cui ha trovato l’ambiente favorevole, e ne ha provocato la diffusione in tutto il mondo. Si è anche accennato, essendo le due superpotenze USA e la Cina in lotta per la supremazia, ad una voluta creazione di un super-virus, ad un “virus chimera” in un super protetto laboratorio di Wuhan, che poi è “sfuggito di mano” più o meno volutamente.

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Il primo ad accorgersi della pericolosità del virus e che aveva tentato invano di avvertire i colleghi di condividere con lui l’allarme, fu rimproverato e zittito dalla polizia locale, è stato l’eroico medico cinese Li Wenliang che, dopo aver combattuto per giorni contro la malattia, alla fine è deceduto. Ma, anche dopo la scoperta del virus, sono continuati ad esserci ritardi, manchevolezze di informazione e sottovalutazione sulla sua pericolosità.

I parallelismi fra l’Influenza spagnola e l’Influenza da CoVID19 sono notevoli. Si diceva nel 1918 che l’Influenza della spagnola era una comune influenza, forse un poco più grave, ma che non sarebbe peggiorata. Anche adesso si è detto la stessa cosa: che ci sono normalmente durante tutte le influenze un certo numero di morti, anzi si è aggiunto che è logico che a soccombere fossero le persone più anziane perché più deboli e perché affette da pluri-patologie.

Nel “Breviario della storia di Spagna” delle suore del 1918 si legge che: i sistemi sanitari erano molto carenti e non erano sufficienti. Ma questo stato di cose allora risultò essere presente non soltanto in Spagna, ma in tutta l’Europa, se si pensa che si era in uno stato di guerra, che le truppe continuamente si spostavano da un fronte all’altro diventando esse stesse spesso causa di diffusione della pandemia. Infatti ospedali da campo sorsero un po’ dovunque, non soltanto per soccorrere i feriti, ma anche e soprattutto per venire incontro all’enorme moltitudine di malati colpiti dal morbo.

La stessa cosa succede adesso, anche se non stiamo in guerra: ospedali interi vengono riconvertiti, si instaurano ospedali da campo Covid-dedicati, come l’Ospedale da campo degli Alpini di Bergamo e nella nostra Regione, il recente Ospedale da campo di Barletta, ma dovunque nella penisola sorgono iniziative del genere da parte dei militari.

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Anche le misure per contenere la pandemia di un secolo fa risultano familiari: chiusura di spazi pubblici, chiusura di teatri, scuole, vietati gli spostamenti fra le regioni ed anche nel proprio comune. Venivano disinfettati i telefoni e persino gli operatori telefonici. Le multe per chi non indossava la mascherina ammontavano a 100 dollari. Si capì subito che gli assembramenti erano fonte di contagio: si imposero cordoni sanitari, si approfondì il monitoraggio delle misure igieniche, si promosse la quarantena per coloro che erano sospettati di essere contaminati.

La Cina a tal proposito, durante l’attuale pandemia CoVID19, ha da subito messo in campo, anche con l’aiuto dei militari, misure restrittive ferree per contenere la sua diffusione. Da noi si è detto, quasi a giustificazione delle proprie inefficienze, che in quel paese tutto era possibile, per lo stesso carattere dei cinesi e perché governato da un regime dittatoriale. Intanto la loro economia, dopo una iniziale recessione, messo sotto controllo ed aver quasi sconfitto la pandemia, sta nuovamente risollevandosi.

Il Giappone, Taiwan, Thailandia, Corea del Sud, Nuova Zelanda ed attualmente anche l’Australia, che precedentemente rientrava tra i paesi più in difficoltà per il Covid, attualmente non stanno riscontrando grandi impedimenti a causa del virus perché subito sono ricorsi a drastici provvedimenti come l’utilizzo delle mascherine, al tempestivo isolamento dei piccoli gruppi positivi portatori di indici di contagiosità importanti, al tracciamento retrospettivo volto a ricostruire lo storico dei contatti positivi, ai lockdown localizzati nelle zone che destavano maggiori preoccupazioni, la stessa Melbourne è stata isolata totalmente dal resto dello stato per 112 giorni.

uno scorcio di Melbourne nel lockdown – credits: bbc.com

In Europa e nel resto del mondo invece ci sono state forme di restrizioni le più varie, e diverse fra paese e paese, alcune volte si è cercato più a salvaguardare la propria economia che a difendersi dal virus pensando che altri erano gli untori, ma soprattutto ci sono stati ritardi, sottovalutazioni e forme di ostinato negazionismo pensando che, nel peggiore dei casi, sarebbero stati protetti dall’immunità di gregge e questo fino a quando essi stessi non sono andati a sbatterci contro.

Luigi Marzocco