Con La Vedova Allegra l’operetta sorride a Torremaggiore.

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Se l’intento di Bartolo Innelli era quello di rappresentare a Torremaggiore anche il genere teatrale dell’operetta, allora il tentativo è certamente riuscito, grazie alla messa in scena de La Vedova Allegra di Franz Lehár nelle due rappresentazioni delle serate di venerdì 4 e sabato 5 febbraio 2022 presso l’Oratorio “San Domenico Savio” della Parrocchia “Gesù Divino Lavoratore” di Torremaggiore.

E dubbi, semmai potessero temersi, nessuno ha potuto averli sul fatto che la Compagnia Teatrale “Nuova Alba con Te” Onlus di Torremaggiore si sarebbe cimentata con successo in questa nuova avventura, che domenica mattina nel post di ringraziamento su Facebook, la protagonista Irma Manna definisce: «una grande famiglia» che porta nel cuore, come un ringraziamento verso tutti gli artisti che hanno partecipato alla messa in scena e alla realizzazione dello spettacolo.

L’impoverimento culturale nella Città di Torremaggiore, dovuto alle “favole” sulle ristrettezze dei budget dell’Amministrazione, alla scelta di offrire sempre gli stessi contenuti piuttosto che rivolgersi anche ad altre realtà associative e culturali presenti del territorio ma anche l’emorragia nell’ultimo decennio di giovani e meno giovani emigrati alla ricerca di lavoro, che di fatto tolgono linfa vitale al potenziale patrimonio artistico locale, sono circostanze che di certo non hanno scoraggiato gli ideatori della Compagnia nel concepirsi per offrire, sin dal 2011 spettacoli e rappresentazioni di ogni genere.

Nonostante l’ultimo scossone dovuto all’emergenza pandemica, gli artisti hanno tenuto fede al progetto, concepito molto prima del lockdown e realizzato dopo due anni di work in progress.

Si va in scena nell’Ambasciata pontevedrina di Parigi, laddove si cerca di salvare il piccolo stato (immaginario) con un matrimonio d’interessi che porti in unione la ricca vedova Hanna Glawari, in visita nella Capitale francese, con il conte Dànilo Danilowitsch (Michele Faienza) già un tempo innamorati.

Così, il sovrano di Pontevedro incarica l’ambasciatore, il barone Mirko Zeta (Giacinto Berardo) di trovare marito alla vedova e con l’aiuto del cancelliere Njegus (Bartolo Innelli) tessono le trame per far riunire i due, cercando di allontanare gli altri aristocratici parigini contendenti, interessati soprattutto alla sua eredità e nonostante legami affettivi già in essere.

Le signore Bogdanovic (Angelica Manna), la signora Kromov (Sandra Pensato) e la signora Rayana (Patrizia Rendina) interrogano Njegus su chi mai fosse questa signora Glawari, arrivata a Parigi e ospite della festa all’ambasciata, organizzata dal barone Zeta durante la quale l’ambasciatore e il cancelliere cercano di convincere Dànilo a sposare Hanna, che lo ama ancora, ma che non lo vuole dimostrare, anzi piuttosto fa di tutto per ingelosirlo.

Frattanto si intreccia la storia d’amore della moglie del barone Zeta, Valencienne (Simona Innelli) con il diplomatico francese Camille de Rossillon (Angelo Moffa) ma questa smarrisce il suo ventaglio sul quale era stato scritto il loro reciproco amore: Njegus non riesce a risalire alla proprietaria, chiedendo prima alla signora Kromow e poi alla signora Bogdanovich.

Durante un ballo organizzato in casa Glavari, gli amanti Valencinenne e Rossillon si appartano, ma quando stanno quasi per essere scoperti, Njegus riesce a far uscire per tempo la moglie del barone e a sostituirla con la vedova.

Quando Hanna esce dal padiglione con Rossillon, sembra chiara la scelta del futuro marito: tutto sembra compromesso, il conte Dànilo furioso, lascia la festa e il barone Zeta non è ancora certo del tradimento della moglie.

Nuova festa in casa Glavari, con le atmosfere e i balli di Chez Maxim’s, il locale notturno molto caro al conte Dànilo dove ogni sera si consola bevendo champagne e in compagnia delle famose ballerine grisettes Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo e Margot: sulle note dei valzer danzano, sul palco dell’Oratorio, anche gli ospiti Angela Pensato, Vincenzo Addante, Soccorsa Luciano e Lello Ferrantino ballerini “ingaggiati” per l’occasione alla Compagnia.

La vedova spiega all’amore di un tempo che è stato Njegus a effettuare lo scambio di persona per salvare Valencienne: dopo tante schermaglie e sofferenze, Dànilo dichiara il proprio amore a Hanna, che annuncia il suo matrimonio con il conte Pontevedrino.

Viene anche ritrovato il ventaglio della moglie del barone e quando il loro matrimonio sembra alla fine, Valencienne esorta il marito di aprire il ventaglio, dove qualche giorno prima aveva scritto: “io sono una donna onesta” per la felicità dell’ambasciatore e quindi giubilo generale.

Ospiti delle feste parigine sono stati anche aristocratici parigini e pontevedrini, che insieme a servitori e musicisti, secondo il copione, costituiscono parte importante dei cori e delle coreografie andate in scena (Franco Rinaldi, Antonio Celozzi, Fontana Soldano, Matilde Di Carlo, Lucrezia Rendina e Lucia Spaccavento).

La commedia in tre atti è diretta alla regia da Bartolo Innelli, anche creatore artigiano delle scene, ma ha visto anche la preziosa collaborazione di Giovanna D’Antino alle coreografie, di Vincenzo Manuppelli e Ciro Colonna quali macchinisti, dei vestiti di scena offerti da Federico Padalino e della professionalità di Paolo Francesco Iammarrone che con Marco Lumenti e Nazario Nardella hanno governato canti, musiche e le luci con il loro service di prim’ordine.

Divertito soprattutto per gli scambi tra il barone Mirko Zeta e il cancelliere Njegus, l’attento pubblico presente in sala ha più volte accompagnato con gli applausi le arie più note e ritmate dell’operetta: “È scabroso le donne studiar“, “Sì, noi siamo le signorine“, “Stanotte faccio il parigin”.

Nelle due serate, lo spettacolo ha contato 250 presenze, ma la partecipazione è stata limitata sia dalla capienza della location che dalle ristrettezze delle norme per limitare il contagio: tutti gli spettatori sono stati rigorosamente controllati all’ingresso nel green pass e con l’obbligo della mascherina, come nelle prescrizioni dettate dalla normativa anticovid attualmente in vigore.

Senza dubbio una straordinaria performance da parte di tutti gli artisti convenuti, sia per le parti più rappresentative dell’operetta, sia per quelle più strettamente scenografiche, perchè in questo racconto anche l’ensamble è parte importante e necessaria al progetto.

La Vedova Allegra è la regina delle operette, quel “primo amore” che fa entrare in teatro il curioso che vuole conoscere l’espressione della musica e della recitazione in altre forme. Le atmosfere dei balli nei saloni cortigiani francesi e austriaci di fine Ottocento, i coinvolgenti intrecci di storie, tra scambi di coppie, infedeltà, vane promesse e rivelazioni altro non sono che lo specchio dei tempi, sempre attuali e caratterizzanti anche nel terzo millennio l’offerta al pubblico di contenuti frivoli e piacevoli.

E constatare che questa forma di teatro, che può sembrare fuori tempo, sia stata accolta favorevolmente anche da giovani attori della nostra Torremaggiore è sinonimo di una scelta azzeccata e abilmente condotta, realizzata in questo progetto, ambizioso e portato a conclusione con caparbietà, nonostante le ristrettezze sociali che tutti abbiamo vissuto negli ultimi due anni.

Un plauso quindi agli attori della Compagnia “Nuova Alba con Te” per questa prima operetta: che rappresenti per tutti una speranza, una rinascita, perché bisogna sempre credere nei progetti che ci prefiggiamo di raggiungere, anche nelle difficoltà. La vita è teatro: chi lo ha conosciuto e vissuto è testimone.

L’ultima e unica replica de La Vedova Allegra è in programma domenica 20 febbraio 2022 a Torremaggiore, dopo della quale gli artisti della Compagnia saranno già a lavoro in un nuovo progetto che certamente sarà ricco di sorprese e novità.

Danilo de Felice